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Nonna Roma

Regolamento sul patrimonio indisponibili: il tempo è scaduto, fermatevi!

In Assemblea Capitolina sta per consumarsi uno scempio. La maggioranza ormai zoppicante del Movimento 5 Stelle pare intenda portare in discussione e in approvazione il famigerato Regolamento sulle concessioni del patrimonio indisponibile e demaniale di Roma Capitale. Si tratta dell’atto che, da un lato, dovrebbe porre definitivamente fine agli effetti della sciagurata delibera 140 con cui la Giunta Marino pose sotto sgombero centinaia di realtà sociali e associative che operavano all’interno di immobili del patrimonio pubblico di Roma; dall’altro lato, si tratta del provvedimento che vorrebbe riscrivere le regole di uso e di gestione di quel patrimonio, per il presente e soprattutto per il futuro.

Riteniamo il testo di questo Regolamento, che verrà proposto dalla maggioranza di Virginia Raggi, un testo inutile, ambiguo, e dannoso, sotto tutti i punti di vista.Inutile, perché non risolve in nulla il pasticcio amministrativo e legale cui la vicenda del patrimonio pubblico è stata condannata ormai da quasi dieci anni, frutto della combinazione fatale tra irresponsabilità politica e incapacità amministrativa.

Ambiguo, perché rinuncia di fatto a sancire con forza quel semplice principio, confermato da centinaia di sentenze giurisprudenziali, secondo cui il patrimonio pubblico deve essere destinato allo sviluppo sociale e culturale del tessuto urbano, e non al profitto.

Dannoso, perché – in un delirio di legalitarismo ottuso – equipara in sostanza le esperienze sociali e culturali, organizzate a beneficio della città intera, ad imprese economiche, costringendole con il meccanismo del bando ad una logica di reciproca concorrenza che nulla ha a che fare con quei mondi, e sottoponendole ad una miriade di vincoli economici e amministrativi che ne renderanno praticamente impossibile l’esistenza.

Con un colpo di spugna, con questo atto – scandalosamente tardivo – la maggioranza di Virginia Raggi si appresta a cancellare dal tessuto urbano centinaia di esperienze associative, culturali, sociali, aggregative, mutualistiche, innovative, che erano riuscite a sopravvivere al deserto urbano solo grazie alla possibilità di utilizzare il patrimonio immobiliare pubblico, recuperandolo dal degrado e dall’abbandono e rendendolo disponibile alla città intera, rendendolo davvero comune.

Con questo Regolamento, quella possibilità – che dagli anni Novanta aveva reso Roma un laboratorio avanzatissimo a livello nazionale – verrà cancellata per sempre, riconsegnando quel patrimonio di tutti all’abbandono e al degrado.

Riteniamo scandaloso il colpo di mano che la maggioranza Raggi si appresta a compiere con la discussione di questo Regolamento. La vicenda annosa delle concessioni del patrimonio pubblico era nota alla Sindaca già dalla scorsa campagna elettorale. In quell’occasione, impegni erano stati presi, ormai del tutto dimenticati.

I cinque anni di consiliatura sono passati invano: nonostante una larga e perseverante mobilitazione cittadina, in cinque anni non si è mai trovato il coraggio di aprire un capitolo nuovo, superando i problemi amministrativi e stipulando un patto con la città. Consideriamo le colpe di questa amministrazione, in questo senso, gravissime: per cinque lunghi anni, neppure un singolo immobile pubblico è stato riconsegnato alla città, mentre non si conta più il numero di quelli che – in un modo o nell’altro – sono stati svuotati delle loro funzioni sociali e culturali.

La gravità di questa responsabilità politica è tanto maggiore, quanto più si pensa all’utilità che il patrimonio pubblico avrebbe potuto avere durante la pandemia, in termini di spazi da destinare per garantire servizi sanitari, per fronteggiare la crisi sociale, per promuovere attività mutualistiche, per dare risposta al disastro occupazionale della città. Ma nulla di tutto questo è stato possibile.

Il tempo è ormai scaduto. Per quasi un anno, abbiamo costantemente manifestato – nelle Commissioni e fuori da esse – la più ferma opposizione a questo progetto. Da parte dei suoi autori, Valentina Vivarelli e Francesco Ardu, non c’è mai stata la volontà reale di discutere il testo con la città, di accogliere le moltissime proposte che pure sono state avanzate con spirito collaborativo, di cambiare prospettiva.
Il confronto di questi ultimi mesi è stato, in definitiva, del tutto inutile, non avendo portato ad alcun avanzamento se non del tutto nominale.

Un confronto, peraltro, viziato dalla fase pandemica, durante la quale è stato impossibile il confronto fisico, in presenza, con la città; una fase pandemica durante la quale ben altre sarebbero dovute essere le priorità. Un confronto al quale Vivarelli e Ardu si sono sistematicamente presentanti con l’arroganza di chi non conosce nulla del mondo che vorrebbe regolare, con il pregiudizio di chi ha dimostrato anzi di disprezzare quel mondo, e con l’inconsistenza di chi ha passivamente accettato le dettature di una burocrazia amministrativa sempre più autoreferenziale.

Con rabbia, osserviamo che si tenta il colpo di mano in piena estate, mentre Roma si svuota, mentre i contagi ripartono, mentre la partecipazione democratica è impossibile.
Lo si tenta, questo colpo di mano, proprio alla vigila delle elezioni, dopo cinque lunghi anni di colpevole immobilismo: denunciamo con forza la vigliaccheria politica, insita nell’intenzione di approvare un Regolamento, sapendo perfettamente di non avere il tempo di gestire le complesse implicazioni amministrative che comporterà la lunga e delicata fase transitoria prevista dal Regolamento stesso.

L’esito potrebbe essere disastroso: in questi mesi della campagna elettorale, e in quelli di attesa dopo le elezioni per l’insediamento effettivo della prossima Giunta, gli stessi uffici saranno gettati nel caos, e i provvedimenti adottati saranno privi di una direzione politica chiara.

Lo ribadiamo: il tempo è scaduto. Chiediamo con convinzione alla maggioranza capitolina di fermarsi, ritirando la proposta di deliberazione. Chiediamo alla Sindaca di prendere atto dell’insuccesso di questi cinque anni, e di evitare alla città la violenza di questo colpo di mano. Chiediamo a tutti i membri dell’Assemblea Capitolina di impedire oggi a questo scempio di consumarsi.
Per comunicare l’adesione all’appello di ulteriori associazioni, collettivi, spazi sociali, assemblee, realtà territoriali, gruppi o enti, scrivere a: coordpatrimonioindisponibile@gmail.com

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