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Nonna Roma

EMERGENZA FREDDO? NON SERVIVA UNA VEGGENTE.

ALCUNE IDEE SU ROMA PER AFFRONTARE IL DRAMMA DEI SENZATETTO.
Per tantissime persone e per migliaia di famiglie questo sarà il peggior Natale di sempre. Pensiamo in particolare a chi già viveva una situazione difficile prima della pandemia come quella dei senzatetto. All’inizio della pandemia si stimava che nella sola città di Roma ci fossero ⅓ dei senzatetto presenti in Italia e che solo qualche migliaio dei 15 mila homeless (dati Caritas) non avessero possibilità di accedere ai ricoveri notturni messi a disposizione dal Comune e dal privato sociale. Il Coronavirus ha peggiorato la situazione: la povertà estrema è aumentata notevolmente, le difficoltà economiche per chi già viveva nella precarietà, le misure di contenimento degli assembramenti, come il coprifuoco e la chiusura di bar e ristoranti dalle 18, non offrono più, per molti diseredati, nemmeno la possibilità di ‘rimediare’ un pasto o un posto caldo dove intrattenersi il più possibile. E anche quest’anno l’inverno è arrivato. Il freddo è arrivato, ce lo aspettavamo tutti, tranne il Comune di Roma che ha pensato bene di iniziare a raccogliere le candidature per gestire la cosiddetta “emergenza freddo” con un bando con scadenza 28 dicembre, e che avrà tempi di aggiudicazione che non tengono conto che già da settimane le temperature si sono abbassate. 

A questo si aggiungerà, per chi la casa – e l’albero – ce l’ha una terribile epifania,  dal 1 Gennaio ripartono gli sfratti! E’ notizia recente che con la bocciatura degli emendamenti al decreto ristori, in cui si chiedeva un’ulteriore proroga degli sfratti a causa dell’emergenza sanitaria, il parlamento ed il Governo hanno ben pensato di far riprendere gli sfratti dall’1 gennaio 2021 mettendo così anche rischio di contagio le famiglie, che finiranno per strada, e tutto il personale coinvolto nelle operazioni di sfratto esecutivo. 

Da settimane infatti continuano ad arrivare lettere e richieste della proprietà contro chi è moroso e non riesce a pagare anche a causa di un contributo di bonus affitti irrisorio e, nel caso di Roma, che non è mai arrivato dopo oltre sette mesi.

Come abbiamo fatto già nelle scorse settimane scorsa, di fronte al Dipartimento politiche abitative, noi continueremo a mobilitarci insieme a tutte le realtà che hanno a cuore il diritto alla casa perché gli sfratti vanno fermati.

Serve un cambio urgente di strategia e di politiche abitative che non siano aggiogate a logiche di mercato e che si metta in agenda un piano di rilancio dell’edilizia popolare. Serve subito, ma non siamo ingenui sappiamo che per recuperare anni di vuoto di intervento pubblico sul tema del diritto all’abitare, occorrono soluzioni intermedie perchè è già tardi. 

Contribuiamo con due proposte, praticabili fin da subito per trovare risorse e programmare interventi orientati a trasformare i problemi in opportunità, per dare risposte immediate e calmierare l’emergenza.

Decreto Cura Italia per gestire l’emergenza: LE REQUISIZIONI  

A Marzo, all’inizio della gravissima emergenza che si stava abbattendo sul pianeta,  Denunciammo l’iniquità delle misure di protezione messe in atto attraverso il decreto “Io resto a casa” e i successivi dpcm, per chi un tetto non ce l’ha si tratta di una misura destinata a rimanere estemporanea ed inefficace. Insieme a tante altre associazioni, realtà sociali e organizzazioni, abbiamo chiesto alla Sindaca Raggi, al Prefetto, di concerto con Protezione Civile, Regione Lazio e Governo, di individuare fin da subito i luoghi dove poter dare accoglienza a migliaia di senzatetto che necessitano di ospitalità. Richiesta rimasta lettera morta. La tempestiva e immediata requisizione di strutture alberghiere, già dotate dei servizi essenziali di accoglienza che da sole sarebbero in grado di garantire più di 50.000 stanze, una dotazione che avrebbe costituito un primo passo per avviare percorsi stabili di mappatura delle esigenze e reintegrazione sociale. 

Torniamo a ribadire la necessità di questa azione con un nuovo strumento legislativo: sono le stesse disposizioni emergenziali introdotto con il Decreto Cura Italia a prevedere modalità e risorse per affrontare il problema. Con l’articolo 6 si permettono infatti temporanee requisizioni di alberghi o abitazioni per far fronte ad esigenze improrogabili connesse con l’emergenza sanitaria e la liquidazione di adeguate indennità ai proprietari.
Non si può nascondere l’emergenza sociale sotto il tappeto dell’emergenza sanitaria a cui è invece fortemente connessa. Occorre invece mobilitare tali risorse subito per garantire alle famiglie in condizioni di difficoltà occupazionali la sicurezza di avere un tetto sulla testa, possibilmente requisendo lo stesso immobile di cui non possono più sostenere i costi e gettando le basi per una politica abitativa che, oltre la pandemia, rompa il circolo vizioso tra precarietà occupazionale ed abitativa garantendo un sostegno tempestivo ed efficace a quanti rischiano di diventare morosi e stabilizzando, in questo modo, lo stesso funzionamento del mercato degli affitti. 

Restituire la città a chi la abita: AFFITTI SOLIDALI

Prendiamo l’esempio di Lisbona, una meravigliosa città europea, meta di viaggi e vacanze che ha visto negli ultimi anni importanti investimenti nel settore turistico, l’amministrazione comunale sta proponendo un piano ambizioso per convertire alcuni delle oltre 20.000 case vacanze e alloggi turistici, utilizzati da Airbnb, in case popolari per le famiglie più bisognose sfruttando la crisi del turismo e la mancanza di villeggianti per emergenza covid. Questa politica ha il pregio di combattere l’allontanamento dei residenti da tante zone della città divenute troppo care a causa del turismo di massa. 

Roma non è Lisbona, ma ha sicuramente lo stesso problema, pure se in proporzioni decisamente più ampie. Ma l’esempio coraggioso del sindaco di quella città ci indica la strada: è quindi possibile agire, con un intervento pubblico, per tamponare l’emorragia economica di quei proprietari che hanno investito il proprio lavoro, e reddito, nella rendita immobiliare turistica, mettendo a disposizione per i prossimi anni, affitti calmierati e coperti in parte da risorse pubbliche. Pensiamo che sia possibile e che la sindaca di Roma non abbia meno potere di fare azioni coraggiose e intelligenti come Lisbona, che non sono sicuramente risolutive del problema ma danno un segnale. Un segnale che con l’alleanza, la collaborazione tra parti sociali diverse, la valorizzazione del mutualismo e dello supporto reciproco, siano l’unica via di uscita per far fronte alla tragedia che stiamo vivendo. 

Non si nasce per strada ma ci si finisce perchè le condizioni economiche e sociali determinano questo fenomeno. Per evitarlo servono politiche pubbliche sulla casa di largo respiro che continuiamo a non vedere a livello locale e nazionale. 

Noi continueremo a batterci e stare a fianco di chi rimane ai margini della società. 

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