Ce lo chiede (o quasi) l’Europa! Il Comune di Roma approvi la limitazione agli affitti brevi

Ce lo chiede (o quasi) l’Europa! Il Comune di Roma approvi la limitazione agli affitti brevi

Per una volta potremmo quasi dirlo anche noi: ce lo chiede l’Europa. Il 9 settembre la Commissione europea ha presentato la proposta di Affordable Housing Act, che prova a costruire una cornice giuridica comune entro la quale Stati, Regioni e Comuni possano intervenire sugli affitti brevi turistici quando contribuiscono ad aggravare la crisi abitativa.

È una novità tutt’altro che secondaria. La proposta prova a dare maggiore certezza giuridica alle autorità pubbliche. Non siamo davanti a un obbligo europeo, ma al riconoscimento di un principio fondamentale: quando l’uso turistico delle abitazioni contribuisce alla crisi della casa, il potere pubblico deve poterlo limitare. Il cuore della proposta è l’individuazione delle cosiddette “aree sotto stress abitativo”, sulla base del rapporto tra prezzi delle abitazioni e redditi e della sua evoluzione nel tempo ed all’impatto degli affitti brevi sulla disponibilità delle abitazioni. In queste aree le autorità pubbliche potrebbero introdurre limiti al numero di giorni di locazione o agli immobili destinati agli affitti brevi dallo stesso soggetto, sistemi di autorizzazione e restrizioni territoriali.

Non bisogna però raccontare questa proposta per quello che non è. L’Affordable Housing Act resta una risposta insufficiente alla dimensione della crisi abitativa delle città europee. Infatti ad esempio è un presupposto per intervenire, non un obbligo, e lega fortemente le restrizioni alle “aree sotto stress abitativo”. A Roma, secondo questi criteri, potrebbero essere individuate soltanto porzioni della città, mentre la crisi dell’abitare e gli effetti della turistificazione hanno ormai una vasta dimensione.. Servirebbero quindi strumenti più coraggiosi e maggiore autonomia per le città. Inoltre siamo soltanto all’inizio: il testo dovrà affrontare Parlamento europeo e Consiglio e servirà una battaglia europea di movimenti, associazioni e sindacati perché venga rafforzato e non indebolito.

Il paradosso italiano è che una proposta per noi ancora troppo timida viene già considerata eccessiva dalla destra di governo e dalle organizzazioni della proprietà immobiliare e degli affitti brevi. È il segno dello scontro intorno a una domanda semplicissima: a cosa devono servire le case nelle nostre città? Ad abitare o a produrre la maggiore rendita possibile?

Roma conosce perfettamente questa contraddizione. Secondo elaborazioni su dati Inside Airbnb, nella Capitale si contano circa 34 mila annunci di affitti brevi, oltre tre quarti dei quali riguardano interi appartamenti, mentre più del 60% è riconducibile a host con più annunci. Nel frattempo trovare un’abitazione a un prezzo accessibile è diventato per migliaia di persone quasi impossibile.

Da almeno due anni un arco larghissimo di associazioni, sindacati e comitati chiede che Roma si doti finalmente di una disciplina degli affitti brevi. Sono state presentate otto proposte concrete: individuare le aree maggiormente saturate; limitare o bloccare le nuove aperture; costruire un registro efficace e un vero sistema di controlli e sanzioni; tutelare i residenti e, nell’attesa del regolamento, introdurre una moratoria nei quartieri maggiormente a rischio. Roma, inoltre, non parte da zero: le modifiche alle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore e la normativa regionale offrono già elementi sui quali costruire l’intervento comunale.

La proposta europea non è ancora legge e non bisogna aspettare che lo diventi per agire. Ma aggiunge un elemento politico e giuridico importante: persino la Commissione europea riconosce ormai che, dove la casa è diventata inaccessibile e gli affitti brevi riducono lo stock disponibile, le autorità pubbliche devono poter intervenire.

Per questo chiediamo all’amministrazione capitolina di accelerare l’approvazione del regolamento sugli affitti brevi, utilizzando fino in fondo gli strumenti già disponibili. Roma deve decidere se continuare a perdere abitazioni e abitanti oppure difendere il proprio diritto a essere una città viva, accessibile e abitata. E questa volta, quasi quasi, ce lo chiede persino l’Europa. 

Fai la differenza, sostieni Nonna Roma

Ogni piccolo gesto può avere un grande impatto. Con la tua donazione, contribuisci a finanziare i nostri progetti e a garantire supporto a chi ne ha bisogno. Unisciti a noi nel creare una comunità più solidale e inclusiva.

Dona ora