Una “politica di fame forzata”: così le Nazioni Unite definiscono il regime imposto dal Governo israeliano sulla Striscia di Gaza. I numeri sono drammatici: oltre mezzo milione di persone in carestia e più del 60% della popolazione in emergenza alimentare.
Non è solo una tragedia umanitaria: lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale qualifica come crimine di guerra «affamare intenzionalmente, come metodo di guerra, i civili privandoli dei beni indispensabili alla loro sopravvivenza, e in particolare impedire volontariamente l’arrivo dei soccorsi previsti dalle Convenzioni di Ginevra».
Dal 2 marzo 2025 Israele ha imposto un blocco totale agli aiuti, impedendo l’ingresso di cibo, carburante e medicinali. UNICEF segnala che la malnutrizione acuta tra i bambini sotto i cinque anni è raddoppiata in due mesi, raggiungendo il 16,5% a Gaza City, mentre le strutture sanitarie sono al collasso.
Eppure il nostro Governo continua a temporeggiare, rifiutandosi di riconoscere lo Stato di Palestina o di fermare l’invio di armi e rifornimenti a Israele.
Per questo si muove la società civile: gli attivisti e le attiviste della Global Sumud Flotilla, i lavoratori che hanno aderito a due scioperi generali, e oggi anche Nonna Roma, che davanti alla FAO mette in scena un’azione simbolica: la tavola destinata a chi ha fame di cibo e di pace imbandita non di pane, ma di pistole e bombe, per denunciare il cibo usato come arma di guerra.
Con questa iniziativa e con la partecipazione al corteo di oggi pomeriggio chiediamo il riconoscimento dello Stato di Palestina, il blocco delle relazioni commerciali con Israele e la difesa dei nostri concittadini appartenenti alla Global Sumud Flotilla.

